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STANGO BOND
18/01/2005

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Dopo due anni di sofferenza per i 450.000 risparmiatori italiani invischiati nel più grande e clamoroso default finanziario della storia recente, nei giorni scorsi è stata presentata la proposta ufficiale di ristrutturazione del debito pendente da parte del Governo Argentino.

Il fatto che i giornali siano stati piuttosto avari di dettagli circa l’offerta che il Ministro Lavagna ha definito da “prendere o lasciare” è dovuto alla estrema complessità dell’operazione, che il Governo argentino ha architettato. Si pensi che il prospetto informativo consta di ben 513 pagine, peraltro difficilmente trovabili su carta stampata (“ritardi tecnici” ad OPS già partita!), le opzioni a disposizione sono ben 4 e si tratta di avere come controparte un governo sovrano che può permettersi di prendere in giro gli investitori stranieri sapendo che non potrà mai essere trascinato in alcun tribunale.

L’offerta è sicuramente molto avara con i creditori. Molti dicono che l’Argentina potrebbe offrire assai di più di quel che offre. Vediamo sinteticamente le 4 ozioni:

Bond PAR: al posto dei titoli non rimborsati e delle cedole finora non onorate si offre un nuovo bond alla pari (quindi senza riduzione del valore nominale) ma con scadenza tra i 25 e i 30 anni ed un tasso ridicolo (tra 1,20% e 4,74%). La totalità del rimborso del capitale viene compensata con la perdita sugli interessi e col rischio che in 25 anni possa capitare qualche altro crack.

Bond DISCOUNT: qui i nuovi bond verrebbero rimborsati prima (tra i 20 e i 28 anni), darebbero cedole decisamente interessanti (7,82% quelli in euro), ma sarebbero pagate dal 2013. Inoltre e soprattutto lo scambio non avviene alla pari ma il creditore dovrebbe rinunciare ai 2/3 del capitale.

Bond QUASI-PAR: con questa opzione si perde solo 1/3 del capitale, ma il bond è denominato in pesos, la valuta argentina, quindi esposto al rischio di cambio. Gli interessi sono pagati con una cedola del 3,31%, capitalizzata e non pagata fino al 2013, poi pagata annualmente. La durata del prestito è fino al 2036.

La quarta opzione è il rifiuto della proposta, esponendosi all’opportunità che, se l’adesione sarà bassa, il Governo argentino ne formuli un’altra più vantaggiosa. A tal proposito va considerato che il ministro Lavagna ha già dichiarato sufficiente un’adesione complessiva del 50% dei creditori per poter dichiarare conclusa positivamente l’offerta. Starà bluffando? Chissà!

Inoltre risulta già acquisita la risposta positiva dell’associazione dei fondi pensione argentini, che possiede circa il 18% del debito.

Che resta allora da fare ai poveri risparmiatori italiani, che dalle statistiche sono quelli che tra gli stranieri possiedono, con oltre il 15% del totale, la quota maggiore di bond in default?

Il ministro Siniscalco ha manifestato niente più che una solidarietà morale, affermando che non è conveniente aderire ma nel contempo che il nostro Governo non può tutelare i risparmiatori più di tanto.

I vari avvocati e le associazioni di consumatori ed invitano a non aderire. D’altra parte è evidente l’interesse di costoro a tener viva la speranza dei risparmiatori, che si tramuta in parcelle a loro vantaggio o visibilità mediatica.

Il noto commercialista genovese Victor Uckmar ha addirittura proposto di denunciare il Fondo Monetario Internazionale per omessi controlli, sostenendo che se il FMI finanziava il governo argentino, pur avendo la possibilità di controllarne meglio il forte rischio di insolvenza, questo giustifica la decisione dei risparmiatori di sottoscrivere a suo tempo i bond.

La tesi è curiosa: se qualcuno più importante di me è stato un fesso, allora io gli chiedo i danni perché l’ho imitato.

Le possibilità di spuntarla in un eventuale giudizio a me paiono tante come quelle di riportare a casa tutti i soldi prestati all’Argentina.

 

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