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POLITICA E FINANZA
21/12/2004

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Qualche giorno fa ho ricevuto la seguente email da parte di Riccardo, un visitatore di Borsaprof.it:

“Caro Pierluigi Gerbino, sono entrato nel tuo sito per verificare se poteva esservi un interesse e, con incredibile stupore, ho trovato dei commenti politici sul governo e le solite asfissianti critiche a Berlusconi con discutibili richiami alle ormai superate teorie keynesiane. Non credi che sia  davvero poco strategico esprimere opinioni opposte a quelle del 50% della popolazione? Non sarebbe semplicemente meglio evitare di esporre le proprie opinioni di sinistra in un sito che dovrebbe trattare di trading?”

Senza tanti giri di parole il lettore mi fa una bella serie di rimproveri.

La prima riflessione che ho fatto è stata: questa volta hai esagerato. Ora per qualche settimana basta parlare di politica italiana.

Poi mi sono chiesto se altri lettori di Borsaprof.it la pensano come Riccardo e più in generale, come rispondere alle sue obiezioni, dal momento che vengono toccati un bel po’ di argomenti. Ho pensato allora di sottoporre ai 1000 lettori di CLASSIC il quesito.

Dopo una settimana possiamo trarre qualche indicazione, poiché sono giunte parecchie risposte.

Mi ha fatto molto piacere ricevere ben 12 email sull’argomento. Ringrazio di cuore i lettori che vi hanno dedicato tempo ed energie. Qualcuna fornisce a Riccardo risposte ben più significative di quelle che avrei saputo fornire io stesso, sul filo della polemica sottile e dell’ironia. Le farò avere tutte a Riccardo. Qui, non potendole riportare in versione integrale per motivi di spazio, ne utilizzerò solo qualche parte.

Diciamo innanzitutto che quasi tutti i lettori che si sono espressi mi rassicurano sul diritto e sull’utilità di esprimere anche opinioni sulle vicende politiche di questo paese. Soltanto una signora di Torino (così si firma) condivide l’opinione di Riccardo affermando: “da subito ho pensato che le opinioni politiche personali stonavano con il tutto. E’ interessante il resto…”.

La maggioranza poi ha dichiarato anche di condividerle, sebbene non manchi chi molto significativamente affermi che pur pensandola spesso in modo diverso dal mio, ritiene utile leggere anche le mie opinioni.

Uno mi ha confidato che forse l’essere schietto non mi conviene, raccontandomi che alcuni suoi amici hanno rinunciato ad entrare in contatto con la mia attività dopo aver letto articoli non condivisibili politicamente. Viene così ribadito quanto già Riccardo adombrava chiedendomi se non fosse “davvero poco strategico esprimere opinioni opposte a quelle del 50% della popolazione”.

Quello della convenienza personale è un problema che mi sono posto più volte. L’ho risolto semplicemente convincendomi che se una delle mie migliori carte da giocare è l’indipendenza, allora bisogna andare fino in fondo. Al lettore che cerca l’opinione di Gerbino sull’andamento dei mercati e spesso incontra la sua opinione sull’operato di Greenspan o di Bush (queste non sono opinioni politiche?) è giusto offrire anche l’opinione di Gerbino sui fatti di casa nostra. In realtà, e credo che chi mi segue da tempo me ne possa dare atto, mi sono sempre limitato a commentare i fatti che avessero un rilievo economico (come gli ultimi sulle tasse) o morale (come gli articoli sui condoni o sulle leggi ad personam). Ho espresso le mie opinioni, magari anche “forti”, ma senza mai fare apologia del centro sinistra (anzi). Per ora le critiche sono andate al Governo Berlusconi. Se tra poco più di un anno subentrerà un Governo Prodi, credo che non mi mancherà comunque materia per scrivere.

Devo anche dire che non ho notato mai particolare insofferenza da parte dei lettori. Anzi, se devo rivelare un aneddoto, l’unica volta che ci ho rimesso veramente per le opinioni espresse è stato quando ho offeso un dirigente di una banca con la quale collaboravo (e da quel giorno non più). Ma in quel caso le opinioni che non sono piaciute non riguardavano Berlusconi, ma il comportamento di molte banche sul caso Cirio.

Un altro argomento toccato da Riccardo riguarda il supposto orientamento di destra di chi fa trading. Personalmente non ne sarei così sicuro. Così come non lo è nemmeno Paolo, che così risponde a Riccardo: “…Terza e più interessante osservazione: Strategia! Commerciale? Si riferiva forse a un sito che, occupandosi di trading, dovrebbe essere per forza di destra e quindi filo governativo? Allora sarebbe stato meglio dire che tutto l'operato del governo è stato ineccepibile e che quindi non si capisce perchè l'economia sia in questo stato (forse è colpa dei tanti famosi Comunisti?) e perchè la borsa non guadagni un meritato 10% settimanale, in altre parole per il Sig. Riccardo la miglior strategia, per vendere un report, è quello di blandire i suoi lettori (che dovrebbero essere, secondo lui, ferventi sostenitori dell'On. Berlusconi) con affermazioni piuttosto scontate e traballanti e poi dire che se le previsioni dei grafici non si realizzano la colpa è stata dell'opposizione?… Per la cronaca, ho votato il primo governo Berlusconi, per l'attuale ho dato il mio voto all'On. Fini.....quindi proprio di sinistra non mi sento.”

Nello scritto di Riccardo vi è poi l’affermazione, consegnataci come un’ovvietà, sulle “ormai superate teorie keynesiane”.Io credo che le teorie Keynesiane non siano affatto superate. E’ sperata dai fatti, che ha reso insostenibile l’esplosione del debito pubblico, l’applicazione a senso unico (unicamente espansivo) delle teorie di Keyes, il quale sostenne che nelle fasi di espansione economica i governi devono attuare politiche anticicliche per compensare le politiche di deficit spending attuate nelle fasi di recessione, adottando così una politica di bilancio che persegua il pareggio nel lungo periodo. Se questo non è stato fatto nel nostro paese dai Governi che negli anni ’80 hanno caparbiamente perseguito per motivi clientelari l’espansione della spesa pubblica in deficit anche quando il sistema non aveva affatto bisogno di stimoli, la colpa non è di Keynes.

D’altra parte è facile ricordare a Riccardo che lo stesso Bush per sollevare l’America dalla recessione del 2002 ha attuato la più formidabile miscela di politiche keynesiane degli ultimi 30 anni (sgravi fiscali, spesa pubblica bassi tassi d’interesse e tanto, tanto deficit federale).

Quel che conta comunque, quando si pubblicano delle opinioni indipendenti, non è scrivere quel che il lettore vuol sentirsi dire per rassicurarsi nelle sue certezze. Di pubblicazioni che scrivono previsioni ottimistiche per convincere il lettore ad investire sempre e comunque nella cieca fiducia che le borse salgono sempre ce ne sono già tante. Chi legge Borsaprof.it forse cerca una voce indipendente, non sempre ma spesso fuori dal coro per sentire anche un’altra campana. Lo testimonia molto bene Gianni, in modo giustamente disincantato:

“Caro Gigi Gerbino, forse perchè da più tempo di Riccardo sono lettore di Classic, ho ormai assunto nel mio DNA il taglio critico dell'approccio, e non ho più da tempo il piacere di provare "incredibile stupore" alla lettura dei tuoi testi.

Non nego che a volte leggo cose che ad un 50% potrebbero dare "asfissia" mentre all'altro 50% forse noia, in quanto cose così note ed ovvie, che forse inutile rimarcare.

Ma il focus, caro Riccardo è un altro.

Per chi fà questo mestiere (trader) è fondamentale avere un proprio metodo comportamentale, ed il collaudato adagio "adiatur et altera pars" (ascolta anche l'altra parte) di antica latina saggezza, è in queste cose quantomai appropriato. Semplicemente consiste nell'ascoltare prima le più differenti campane e poi elaborare la propria meditata opinione.

Qui entra in gioco l'analisi di Gerbino, che, nelle sue interpretazioni e commenti, è chiaramente da considerare fuori dal coro campanario. Diffidente dello status, sospettoso dei dati ufficiali, il commento non l'analisi, tendente a sottopesare i fattori positivi, ed enfatizzare l'effetto di quelli negativi, cauto o pessimista, tende a sottolineare i rischi, senza enfatizzare le opportunità.

Che piaccia o meno, spesso l'azzecca.

E' a mio avviso una campana da sentire, una delle poche ancora fuori dal panorama di offerte di pseudo consulenza on line.”

 

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