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CREARE VALORE PER TUTTI
13/12/2004

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L’attualità finanziaria nostrana impone di fermarsi un attimo sulla vicenda che è destinata a calamitare l’interesse e l’andamento del nostro mercato nei prossimi due mesi. Avrete capito che mi riferisco alla maxi-fusione telefonica.

Annunciata con toni trionfalistici dai vertici del gruppo Pirelli e dallo stesso Tronchetti Provera come l’operazione in grado di creare valore per tutti, la nuova moltiplicazione dei pani e dei pesci si presenta in effetti come la più grande operazione mai effettuata sul nostro mercato.

I giornali hanno illustrato in lungo e in largo i dettagli dell’operazione e non è il caso di tornarci.

Mi limiterei ad alcune considerazioni personali.

Innanzitutto il lancio dell’OPA da parte di Telecom Italia su TIM a 5,60 Euro, abbastanza generosa, è destinata ad ingessare il valore della società di Telefonia mobile fino al termine dell’OPA, prevista in gennaio. Chi aveva le TIM potrà monetizzare un cospicuo ed insperato guadagno di circa il 15% sui prezzi di 2-3 settimane fa, prima che scoppiasse l’accavallarsi delle illazioni. Chi non le aveva è inutile che le compri ora poiché la loro quotazione è già perfettamente allineata al prezzo dell’OPA (ricordo che l’OPA non è sulla totalità ma soltanto su 2/3 del flottante). Ancora una volta quelli che sapevano  in anticipo si sono arricchiti, alla faccia del reato di insider trading.

Per sperare di ottenere il superamento del prezzo dell’OPA da parte di TIM occorrerà che la quotazione di Telecom Italia superi il valore di 3,19 Euro, che sono l’equivalente di 5,60 in azioni Telecom che saranno assegnate in cambio di una TIM in seguito alla fusione.

A proposito della fusione i giornali ci hanno raccontato che il business del telefonino e quello del fisso si fonderanno in un’unica realtà aziendale. In realtà la fetta più succosa di TIM, che è la telefonia mobile in Italia, non si fonderà, ma verrà conferita ad una nuova società che rimarrà controllata da Telecom, ma pur sempre  separata. La fusione riguarda perciò le attività mobili straniere e la telefonia fissa. Questa precisazione ridimensiona abbastanza a mio parere le prospettive di tanto decantate sinergie industriali.

E’ curioso d’altra parte osservare che lo stesso Tronchetti Provera solo due mesi fa, negando di essere in procinto di progettare l’operazione, aveva escluso vantaggi industriali da una  fusione TIM-Telecom. Come cambiano velocemente le cose!!

Ora per far digerire al mercato un aumento dell’indebitamento di Telecom che potrebbe anche essere di 14 miliardi di euro, si ipotizzano sinergie tali da giustificare una crescita tra il 9 ed il 15 % del valore intrinseco di Telecom post-fusione.

Mah! Chi mi conosce sa quanto diffidi di questi calcoli di valore intrinseco.

Quel che è certo è che il gruppo di controllo ottiene l’accorciamento della catena di controllo e l’afflusso più rapido della ricca cassa di TIM nei forzieri della holding Olimpia facendo pagare l’onere di tutto ciò ai soci di minoranza Telecom, che si trovano con le azioni di una società molto più indebitata di prima.

Oltretutto, così come è stata congegnata l’operazione, se il mercato dovesse credere alle analisi presentate in questi giorni a sostegno del progetto, probabilmente il progetto non vedrebbe la luce.

Infatti, secondo quanto comunicato, la fusione TIM-Telecom verrà attuata solo in seguito alla riuscita dell’OPA, a cui è subordinata, cioè alla consegna all’OPA di almeno i due terzi delle azioni TIM oggi sul mercato.

Ma se fosse vero che le prospettive di rivalutazione di Telecom sono superiori al 10%, nessuno avrebbe convenienza a consegnare le TIM al prezzo di 5,60.

Si comincia così a capire che la creazione di valore per qualcuno è subordinata alla rinuncia al valore da parte di qualcun altro.

Quindi, a voi la scelta: o il prezzo di Tim è giusto, ma allora Telecom non ha grandi prospettive di aumenti di valore; oppure Telecom salirà, ma allora Tronchetti deve offrire di più agli azionisti Tim.

Personalmente anche in questo caso seguo una vecchia regola operativa che mi sono dato da tempo: lascia perdere i titoli su cui ci sono operazioni in corso di finanza staordinaria. Su questi l’analisi dei grafici non funziona più, fino a quando non torneranno alla normalità.

 

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