Che la situazione economica del nostro paese non fosse delle più rosee lo si era capito da tempo. Ma ora si sta esagerando. Se anche gli Dei del Calcio cadono dal piedistallo significa che il segno è stato passato.
Il nostro “italiano medio” già messo a dura prova dalla costante e metodica riduzione del “panem”, a causa dei prezzi che salgono e dei redditi che scendono, rischia ora di vedersi privato anche dei “circenses” , ora che si è scoperto che il mondo del calcio è definitivamente in mutande non solo la domenica, ma anche il resto della settimana. Fallito il tentativo di salvataggio messo in opera dal Governo l’estate scorsa, a causa del veto del Commissario UE Monti, che pur essendo italiano, evidentemente non fa parte di coloro che ritengono che senza Totti e Del Piero la domenica non sarebbe più domenica e la vita non sarebbe più degna di essere vissuta, nei giorni scorsi abbiamo vissuto la drammatica presa d’atto definitiva che i soldi sono finiti da un pezzo e che si stanno chiudendo anche i rubinetti del mondo bancario, che evidentemente ne ha abbastanza di Cirio e Parmalat. Si è perciò scoperto improvvisamente quel che si sapeva da mesi, cioè che parecchie squadre tra le più blasonate non avrebbero più potuto iscriversi alle Coppe Europee ed al prossimo campionato a causa dei bilanci colabrodo. La Magistratura, come un avvoltoio sulla preda agonizzante, comincia a mandare avvisi di garanzia a carico di presidenti di squadre e dirigenti federali.
Poteva un simile clima non suscitare qualche lacrima nel tenero cuore del Cavaliere?
Certamente no. L’amministratore Delegato di noi tutti ha il cuore grande e spesso si muove a compassione di chi si rivolge a Lui con occhi imploranti e la deferenza che si conviene a chi nelle barzellette racconta di se stesso paragonandosi al Padre Eterno. Per di più possiede pure un portafoglio e non dimentica di essere parte di quel mondo che sta andando al macero, anche perché a ricordarglielo è il suo dipendente Galliani, presidente della Lega Calcio, venuto alla ribalta per aver creduto a 3 ultras romanisti più che alla polizia ed aver sospeso la partita Roma-Lazio per una notizia falsa.
Ecco allora il colpo di teatro con la proposta di salvataggio del calcio con uno speciale decreto che trasforma la promessa elettorale di “meno tasse per tutti” in una più praticabile concessione di “meno tasse per Totti”. Destino crudele per questo Governo che voleva “cambiare l’Italia” e far passare alla storia il suo leader con la realizzazione del miracolo che lo avrebbe immediatamente candidato a premier del Paradiso, detronizzando anche il Padre Eterno.
Non solo sembra che il miracolo tardi a concretizzarsi, ma tutto il prezioso tempo della compagine governativa si sta dissipando in continue prestazioni di soccorso alle più sgangherate componenti della nostra originale società.
A cominciare dal salvataggio del patrimonio dei ricchi, iniziato col primo provvedimento legislativo del suo Governo, che ha abolito tout court l’imposta di successione e proseguito con le riduzioni delle aliquote IRPEF più alte, che proseguirà anche quest’anno e farà scendere il prelievo sull’aliquota massima al 33%.
E’ poi stata la volta della legge salvaPreviti e della legge salvapremier, per difendere le alte cariche dello Stato (Previti?) dalla Magistratura. Venne quindi il decreto salvareti (per salvare Emilio Fede dal satellite).
Quindi la prima versione della legge salvacalcio, che ha subito l’imprevisto stop di Monti, e l’attuale proposta che non sembra però incontrare i favori dei sondaggi ed ha subito un altro imprevisto altolà dai vari Maroni e Calderoli, che vogliono dimostrare che la Lega esiste anche senza Bossi.
Ma nel frattempo c’è stata l’occasione di salvare la Basilicata dalle scorie nucleari, la Parmalat dall’ira dei creditori, mentre Tremonti sta tentando di salvare i piccoli risparmiatori dai risparmi andati in fumo e la Banca d’italia dal suo Governatore Antonio Fazio, senza dimenticare la Campania sommersa dai suoi stessi rifiuti.
L’ultima proposta, sempre per la serie “Italia da salvare”, è fresca fresca e riguarda nientepopodimeno che il PIL.
Constatato quanto sia difficile far risalire, con i metodi precedentemente proposti, il nostro reddito, buon ultimo quanto a crescita nella zona Euro, e visti i risultati del recente lifting sulla sua persona, il nostro premier ne ha proposto uno anche al PIL, affermando che esso crescerebbe se riducessimo le feste infrasettimanali: a questo stanno lavorando i suoi tecnici. Insomma: cari italiani, la festa è finita, bisogna lavorare di più.
Peccato che nessuno si fosse accorto che c’era una festa in corso.
Ci sarà qualcuno tra i suoi super consulenti che lo ha avvisato che nel 2004 quasi tutte le festività cadono di sabato o di domenica?
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