Re Mida abita in USA (di Pierluigi Gerbino)
31/03/2009
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Il mese di marzo ha riservato alle borse la piacevole sorpresa di un corposo rally, nato sui minimi del 6 marzo ed alimentatosi grazie a qualche spiraglio di positività proveniente dall’economia reale ma soprattutto per merito del Piano Geithner per salvare le banche.
Sul fronte dell’economia si è assistito ad una crescita dell’attvità di costruzione e vendita di case nuove, per la prima volta da parecchi mesi ed al rimbalzo delle vendite di beni durevoli, anche qui una novità da parecchi mesi. Troppo poco per vedere concretamente una inversione nel ciclo economico. Una rondine non fa certo primavera, anche perché comunque i prezzi delle case continuano a scendere. Ce n’è però abbastanza per spingere i ribassisti a chiudere molte posizioni ed i cacciatori di monnezza a farsi un po’ più attivi.
Il vero protagonista del rally è stato il Piano salvabanche presentato dal segretario al Tesoro Geithner, che in pochi giorni ha fatto raddoppiare la quotazione di molte banche, trascinando i listini al recupero.
La grande stampa lo ha presentato come il toccasana in grado di ripulire i bilanci delle banche dai titoli tossici e mettere la parola fine all’incertezza che da molti mesi alimenta i timori di fallimenti e produce continui avvitamenti nelle borse.
Siccome la stampa è stata prodiga di complimenti all’amministrazione Obama, bollando i critici come le eterne Cassandre, ma assai meno a spiegare il funzionamento del Piano, è bene illustrarlo nel modopiù semplice possibile. Una caratteristica del Piano è infatti quella di essere stato congegnato in poco trasparente e presentato come un’opera di Re Mida, in grado di trasformare i titoli tossici in strumenti di valore, salvare i bilanci delle banche e far guadagnare tutti, compresi i contribuenti americani.
L’obiettivo del Piano assomiglia molto a quello del tanto e giustamente bistrattato Piano Paulsson del novembre scorso: si vogliono comprare i titoli tossici dalle banche per consentire ai loro bilanci di svincolarsi dalle valutazioni false e dal rischio di future svalutazioni su molte centinaia di miliardi di assets incautamente acquistati negli scorsi anni, quando è stata creata dalla banche d’affari USA la gigantesca bolla della finanza creativa.
Che cosa siano i titoli tossici dovrebbe essere già chiaro. Si tratta di quei titoli obbligazionari creati con a garanzia mutui o altri collaterali a rischio di insolvenza. Il meccanismo di creazione di questi prodotti è tale per cui se le insolvenze sui collaterali sono minime, possono rappresentare uno strumento di distribuzione del rischio dalla banca che ha piazzato i mutui all’intero mercato, e in questo modo costituiscono un lubrificante in grado di stimolare la concessione di finanziamenti all’economia.
Proprio per questo motivo hanno avuto enorme successo. Le banche commerciali erogavano mutui a tutto spiano, vendevano questi mutui a società finanziarie e banche d’affari che confezionavano obbligazioni dai nomi esotici (ABS, CMBS, RMBS, CDO) aventi come sottostante proprio pacchetti di questi mutui. Cedole e capitale venivano garantiti dal flusso di pagamento delle rate di questi mutui. Questi prodotti sono stati venduti a banche, fondi Hedge, Fondi Comuni, ed in parte anche Fondi Pensione, i cosiddetti investitori istituzionali. Non potevano in genere essere venduti ai singoli risparmiatori perché ritenuti non in grado di valutarli adeguatamente. Gli investitori istituzionale invece sì. Infatti nel 1999 Alan Greenspan dichiarò pubblicamente: “I Derivati rappresentano sempre più un importante veicolo per diversificare i rischi e per allocarli agli investitori più capaci di gestirli” .
Con lo scoppio della bolla, avvenuto nel 2007, nell’assoluta incapacità delle autorità monetarie di prevederne le dimensioni e gli effetti, abbiamo visto quanto questi investitori istituzionali siano stati capaci di gestire tali rischi.
Il blocco totale del mercato conseguente all’esplosione delle insolvenze sui mutui ha prodotto l’effetto che questi assets, copiosamente presenti nei bilanci e fuori bilancio (attraverso apposite società veicolo che non vengono consolidate nei bilanci), hanno drasticamente perso valore e potrebbero essere oggi scambiati solo a prezzi di mercato intorno al 20% del nominale. Evidentemente a queste condizioni le banche non li vendono. Pertanto il mercato di questi prodotti è bloccato. Inoltre se le banche iscrivessero in bilancio queste attività a questi valori, dovrebbero accantonare enormi somme per coprire le minusvalenze e molte sarebbero tecnicamente fallite.
Per fronteggiare la fase a cuta della crisi è stato concesso alle banche di valutare questi asset in via transitoria non col classico modello detto “mark to market”, cioè a valori espressi dal mercato, ma con modelli alternativi di valutazione, che ovviamente permettono di stimare questi assets molto di più di quanto il mercato sarebbe disposto a spendere per comprarli. Ciò ha consentito di spostare in avanti la resa dei conti. Ma è evidente che non si può continuare per molto a legalizzare il falso in bilancio.
L’idea, che era già di Paulsson, è quella di comprare questi assets a prezzi che permettano alle banche di stare in piedi. Paulsson voleva farlo direttamente con i soldi pubblici, mettendo le minusvalenze a carico del bilancio pubblico. Venne subissato di critiche. I contribuenti USA non accettano di pagare per salvare le banche.
Geithner ha introdotto una variante: facciamoli comprare ad una apposito super-fondo misto, a cui partecipi sia lo Stato che il mondo del risparmio privato (società di private-equity, fondi hedge, istituzionali). A questo fondo è stato dato il nome Pubilc-Private Partnership Investment Program. Inoltre facciamo in modo di poter affermare che l’acquisto non viene fatto con soldi pubblici, così i contribuenti non si arrabbiano.
Primo problema: come convincere questi privati a pagare i titoli tossici molto più di quel che loro stessi oggi sono disposti a spendere sul mercato?
Ecco il sofisticato meccanismo, che cerco di semplificare al massimo.
Se questo fondo dovrà avere un capitale di 500 miliardi di dollari (ma potrà estendersi fino a 1.000), 1/14 di tale somma verrà messa dal Tesoro ed un 1/14 dai privati (totale 1/7). I restanti 6/7 verranno attinti con un finanziamento della FDIC, che è un organismo statale di garanzia dei depositi.
Si tratta quindi di soldi pubblici. Si può però affermare che i soldi del contribuente non vanno a finanziare le banche ma questo superfondo pubblico-privato.
Piccolo particolare di grande importanza: il prestito è “non recourse”, cioè subordinato. Questo significa che se gli assets acquistati andranno a buon fine esso sarà restituito, mentre per tutti i titoli tossici che non vengono rimborsati, il super-fondo non restituirà il finanziamento e consegnerà i titoli tossici alla FDIC.
Qui sta l’appeal del superfondo per i privati. Sugli assets che andranno a buon fine ci sarà un guadagno che sarà spartito tra Tesoro e privati. Gli assets che andranno in default saranno rifilati alla FDIC.
Checchè se ne dica la sostanza è questa: si stimolano i fondi hedge a partecipare con effetto leva ad una speculazione in compagnia con il governo. Mettendo poco più del 7% del capitale si partecipa alla metà dei guadagni ottenuti sull’intero investimento, mentre si rischia la quota del 7% solo sugli assets che andranno in default. E’ perciò molto difficile perdere, e questo avverrebbe soltanto se la stragrande maggioranza degli assets rilevati andasse in default. Ecco perché molti istituzionali, tra cui Pimco per bocca del suo guru Bill Gross, hanno fiutato l’affare a rschio zero e si sono affrettati a magnificare il piano Re Mida, dichiarandosi pronti (e come no?) a parteciparvi.
Anche le banche hanno di che festeggiare perché potranno consegnare la spazzatura peggiore incassando quasi il prezzo a cui si paga la roba buona. In tal modo potranno ripulire i bilanci.
Allora chi è che perde tutto quel che questi soggetti guadagnano?
Il contribuente americano, perché le perdite saranno a carico della FDIC ed incideranno sul debito pubblico.
Ma anche qui Geithner (e la sua ombra Larry Summer) ha fatto un altro gioco di prestigio. Come nascondere questa realtà fino a quando non si manifesterà?
Semplice. Dichiarando che la spesa per lo stato è soltanto la parte del capitale che mette il Tesoro, che oltretutto potrà utilizzare le rimanenti risorse del vecchio e già approvato TARP (il piano Paullson), senza passare dal Congresso per farsi rifinanziare. Il Congresso verrà chiamato a scucire il denaro solo quando dovesse eventualmente finanziare la FDIC dopo che quest’ultima avrà rilevato i titoli in default. Probabilmente tra due o tre anni.
Tutti contenti. Fine della crisi e rimettiamoci a speculare.
A questo punto occorrono alcune considerazioni sulla vicenda:
1) Ci hanno detto che la colpa del disastro depressivo che stiamo vivendo e che ci accompagnerà ancora per molti mesi è della finanza creativa messa in piedi dalle banche che si vantavano di aver trovato la via per guadagnare sempre e per guadagnare sempre tutti. La soluzione del problema è un perfetto marchingegno di finanza creativa della stessa specie di quello che ci ha portato al disastro.
2) Ci hanno detto che il problema che assilla il sistema finanziario è l’eccesso di leva che porta al fallimento se qualcosa va storto. La soluzione è un marchingegno che per i privati è una speculazione con leva 13.
3) Ci hanno detto che la priorità è il salvataggio dell’economia dal disastro. La soluzione è il salvataggio delle banche e l’arricchimento dei soliti noti. Per tutto quel che andrà male saranno i contribuenti a pagare.
4) Ci hanno detto che occorrono più regole e bisogna aumentare la trasparenza sui mercati finanziari. La soluzione è un piano che nasconde all’opinione pubblica la realtà ed impedisce al Congresso di decidere a chi far pagare la bolletta della crisi.
5) Ci hanno detto che questo capitalismo predatorio e privo di regole andava riformato con l’assunzione da parte dello Stato di un ruolo maggiore. La soluzione è quella di evitare ad ogni costo la nazionalizzazione delle banche, perché questa avrebbe significato far pagare la crisi agli azionisti. In questo modo agli azionisti si regala il lavaggio dei panni sporchi ed il conto lo pagheranno i contribuenti.
6) Ci hanno detto che è l’aver basato l’economia USA sul consumismo smodato e sul debito che ci ha portato a questo punto. La soluzione proposta tende a far ripartire il perverso meccanismo come se nulla fosse successo.
Possibile che Obama, dopo tutta la retorica sul nuovo modo di affrontare i problemi abbia accettato una soluzione così sporca?
Possibile cha ancora una volta si cerchi di prendere in giro la gente e di addossare sulle generazioni future o sul resto del mondo attraverso l’inflazione e la svalutazione del dollaro il costo del risanamento?
Se almeno tutto ciò potesse servire a garantire che si ripartirà con il piede giusto forse la gente capirebbe ed accetterebbe. Il popolo quando è necessario sa essere più responsabile di quanto pensino i suoi governanti.
Invece il rozzo tentativo di Geithner di rimettere in piedi il sistema a spese del contribuente e senza cambiarlo sa di presa in giro, e rende certa una nuova crisi tra qualche anno.
Vedremo. Intanto prendiamo atto che Wall Street ha festeggiato da par suo l’ennesimo regalo agli avventurieri.
Ma almeno non facciamoci illusioni. Re Mida non esiste. Se non riusciamo a vedere il letame sotto l’incartamento dorato, almeno proviamo ad sentirne il profumo.