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Reflazione: ancora droga per i mercati tossici (di Pierluigi Gerbino)
23/12/2008

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Mancano poche giornate alla fine dell’anno borsistico ed i mercati non riescono a rialzare la testa in tempo utile per alleviare le sofferenze degli investitori.
L’anno si accinge a chiudersi con la peggiore performance annuale del dopoguerra per tutti i principali listini, che galleggiano (si fa per dire!) tra il -35% da inizio anno per il Dow Jones americano ed il -50% per il nostro Mibtel.
Questa constatazione, da sola, rivela quanto anomala sia la situazione che stiamo vivendo sui mercati e quanto pesante sia la sfiducia degli investitori.
Una simile debacle non ha precedenti se non si vuole tornare indietro fino al ’29.
D’altra parte non solo le performances negative degli indici debbono essere classificate come “senza precedenti”, ma anche molte altre cose che si stanno vedendo in queste settimane.
Tra queste c’è ovviamente la durezza della frenata dell’economia mondiale avvenuta a partire dall’estate e che si prevede proseguirà anche nel 2009. Alcuni temerari stanno parlando addirittura della possibilità che possano vedere qualche trimestre di crescita negativa persino i cosiddetti “BRIC”, cioè Brasile, Russia, India e Cina, che ci avevano abituato negli anni passati a tassi di sviluppo vicini alla doppia cifra.
Data la clamorosa drammaticità della situazione, abbiamo assistito nei giorni scorsi all’utilizzo di tutte le armi disponibili da parte della Federal Reserve americana. Anche questo è un evento che ha dell’inaudito. In un sol colpo sono stati praticamente messi in campo tutti gli strumenti disponibili per fronteggiare una situazione che sta scivolando verso la deflazione:
1)     azzeramento dei tassi di interesse ufficiali e comunicazione dell’intenzione di mantenerli a zero per un periodo abbastanza lungo;
2)     annuncio che sarà creata moneta senza limiti, per tutta la quantità ritenuta necessaria,;
3)     annuncio dell’intensificazione delle operazioni di mercato aperto, tramite la possibilità di acquistare qualsiasi asset obbligazionario, eventualmente anche titoli di stato, per iniettare moneta nel sistema.
Un simile spiegamento di forze antirecessive non si era mai visto. Gli esperti chiamano “reflazione” questo tentativo di impedire la deflazione.
Evidentemente la Fed ha deciso di agire in modo aggressivo per shockare i mercati e dare quella sferzata di fiducia agli operatori terrorizzati dal blocco della produzione.
Se volessimo tradurre tutto ciò in un motto, questo sarebbe: “soldi a palate, gratis, per tutti”.
Bernanke ha così dato una specie di ultimatum agli operatori dell’economia e dei mercati, mostrando di voler fare tutto il possibile e senza risparmio di forze.
Deve essere a tutti chiaro che le armi in mano alla FED saranno utilizzate tutte. Ora tocca agli altri.
In primis il governo Obama, che avrà la copertura del finanziamento del deficit se vorrà mettere altre risorse sul terreno. Non dovrà preoccuparsi di come fare per ottenere la sottoscrizione dei Bond: ci penserà la FED.
Poi le banche, che, se vorranno ricominciare a fare un po’ meno finanza creativa e un po’ più intermediazione creditizia, troveranno denaro da prestare all’economia in abbondanza.
Infine i consumatori, che dovrebbero vedere un progressivo miglioramento delle condizioni, per riprendere a fare mutui e ad usare carte di credito per le loro spese.
Ora gli operatori, effettivamente shockati dalle dimensioni degli armamenti utilizzati si fanno alcune domande:
1)     Era proprio necessario arrivare a tanto?
2)     Funzionerà?
3)     Che cosa succederà se non dovesse funzionare?
4)     Che conseguenze avremo nel lungo periodo dopo questa “guerra nucleare”?
Provo brevemente a rispondere io, ovviamente secondo il mio punto di vista.
Alla prima domanda personalmente rispondo di no.
La situazione in cui è finita la FED non è opera del destino cinico e baro e poteva essere evitata se si fosse usato un po’ di buon senso.
Ho già scritto in passato che non riesco a credere che la FED e le principali banche centrali del mondo non sapessero dove era diretto il mondo dell’economia trascinato dalla locomotiva impazzita della finanza creativa. Qua e là negli anni passati alcune voci critiche, circa il proliferare della “bomba ad orologeria” rappresentata dai derivati di ogni specie, si sono levate, anche nell’establishment finanziario. Se questa locomotiva non è stata fermata prima dello schianto la responsabilità a qualcuno in alto bisognerebbe darla. Non è possibile pagare milioni di dollari l’anno Bernanke, Trichet, Draghi e tutta l’allegra brigata dei banchieri centrali che controllano l’economia mondiale per scoprire che nel migliore dei casi non sapevano nulla di quel che stava succedendo e nel peggiore lo hanno tollerato e favorito pur sapendo perfettamente come sarebbe andata a finire.
Davvero pensiamo che il sistema piramidale costruito sui mutui immobiliari, un vero e proprio castello di carte a base rovesciata, ben rappresentato dalla figura a lato, si sia creato nell’assoluta ignoranza da parte dei controllori? Se è così mandiamoli a casa tutti, e subito.
C’è poi un secondo errore madornale che è stato fatto dalle autorità americane: hanno curato il malato con la medicina sbagliata è più costosa, inoltre piena di effetti collaterali.
Ammettiamo pure che non si potesse intervenire in anticipo sulla bolla subprime per sgonfiarla senza farla esplodere. Non ci credo, ma ammettiamolo.
Una volta saltato il sistema a causa dell’aumento delle insolvenze dei mutui subprime si è scelto di salvare le banche andando a comprare le cartolarizzazioni tossiche ed una parte dei derivati, addossando così sul bilancio pubblico il peso di un’enorme massa di cartaccia. Sarebbe costato molto meno e sarebbe stato sicuramente più efficace ed equo, anziché salvare i truffatori che hanno creato questo castello di carte false andando a comprarle come se fossero vere, salvare i titolari dei mutui subprime, rilevando i mutui insolventi e le relative unità immobiliari messe a garanzia e consentendo agli incauti proprietari di rimanerci in affitto fino al termine della crisi, per fornire poi la possibilità di riprendere a pagare il mutuo e tornare proprietari. Le autorità avrebbero così:
1)     Evitato la crisi di sfiducia che si è abbattuta sul sistema bancario perché sarebbe stata garantita la base che sostiene tutto il resto. E’ ovvio che poi, con un po’ più di calma ma senza indugio, avrebbe dovuto smontarsi tutto il castello, mettendo regole severe affinchè tali scempi non possano più capitare.
2)     Evitato di inondare il mercato immobiliare di milioni di unità abitative in vendita forzata a causa dei pignoramenti, e quindi si sarebbe contenuto il calo devastante dei prezzi delle abitazioni e bloccato il meccanismo che spinge i compratori ad attendere sempre ulteriorii ribassi prima di comprare.
3)     Evitato di sbattere sul marciapiede centinaia di migliaia di americani, passati in pochi mesi dall’illusione della proprietà alla realtà della povertà, ed attutito gli effetti recessivi del calo dei consumi.
4)     Speso molto meno di quanto occorre stanziare ora per tentare, senza sicurezza di riuscirci, di salvare il sistema. Se avessero rilevato il 50% dei mutui subprime, lo stanziamento sarebbe stato di circa 900 miliardi, meno di quel che è già stato impiegato finora. Se addirittura e per assurdo si rilevassero tutti quanti i mutui subprime i 1.700 miliardi di stanziamento sarebbero comunque meno del conto finale che il bilancio pubblico USA pagherà alla fine della crisi.
5)     Addossato sulle spalle dei responsabili il costo di rimediare alla frode delle banche d’affari USA, evitando che gli effetti perversi del crollo del sistema bancario contagiassero le banche europee e mondiali e la crisi, da americana, diventasse depressione mondiale.
Ora comunque il latte è stato versato, per cui non serve piangerci sopra oltremodo. Prendiamo comunque atto che ancora una volta il gioco dei potenti è stato pagato dai poveracci, illusi, fregati e in futuro tartassati per risanare il debito pubblico con le tasse che occorrerà appioppare.
Il secondo problema è che comunque non siamo affatto sicuri che inondare il sistema di moneta serva a far ripartire la fiducia, gli investimenti ed i consumi mondiali. Anche perché per motivare l’ampiezza dei provvedimenti si è scatenato l’allarme che questa crisi dovrebbe essere piuttosto lunga e profonda.
Allora se la crisi è lunga e profonda l’atteggiamento saggio è quello di spendere oppure quello di mettere da parte quel che si può per fronteggiare il futuro?
L’esperienza ha più volte dimostrato, e l’ultimo caso eclatante è stato il Giappone, che portare i tassi a zero può non esssere sufficiente. Se le aspettative sono quelle di una depressione e della deflazione, non è detto che dare soldi gratis serva a convincere a spenderli. Il Giappone ha vissuto un intero decennio di depressione negli anni ’90, pur avendo portato i tassi praticamente a zero ed il debito pubblico al 130% del PIL.
Ora gli USA stanno seguendo la stessa strada. I tassi sono a zero ed il debito pubblico è schizzato a circa il 100% del PIL, prima ancora delle misure di Obama, che lo faranno ulteriormente salire e di molto.
La speranza è che gli americani siano per natura più ottimisti dei giapponesi e non cadano nella “trappola della liquidità”. Però non ci sono certezze.
Che cosa succederà se non dovesse funzionare la manovra della FED?
Innanzitutto la palla passerebbe ai governi, che dovrebbero mettere in campo anch’essi ulteriori strumenti di rilancio di tipo fiscale, oltre a quanto hanno già fatto. Il debito pubblico lieviterà un po’ dappertutto.
Il dollaro potrebbe crollare di schianto, se il mondo realizzerà pienamente che gli USA sono una potenza di carta e piena di debiti che paga con soldi stampati a gogò.
L’Europa sarebbe messa di fronte al dilemma se abbandonare definitivamente ogni parametro di controllo dei bilanci oppure mantenere dritta la barra dell’equilibrio contabile. Nel primo caso l’euro verrebbe messo in crisi dalle differenti situazioni debitorie dei singoli stati e potrebbero crearsi spinte all’emarginazione dei paesi meno virtuosi (e tra questi c’è l’Italia: è questo l’incubo che agita le notti di Tremonti). Nel secondo caso l’euro potrebbe soffocare di troppa forza e sicuramente soffocherebbe l’economia europea che perderebbe competitività e porterebbe il fardello della crisi più pesante di altre aree economiche.
Insomma. La strada è molto stretta e potrà essere percorsa solo se l’azzardo monetario funzionerà e non si frapporranno ulteriori ostacoli.
Se il mondo fosse popolato da cloni del nostro premier non avrei dubbi sull’esito positivo del bluff che stanno tentando le banche centrali. Purtroppo non è così.
Se il mondo vincerà la battaglia contro la depressione potrà finalmente ripartire di slancio come se nulla fosse successo?
A mio parere no, anche se temo che cercherebbe di farlo.
Se lo stimolo monetario funzionerà ed il mondo uscirà dalla recessione il costo del riaggiustamente verrebbe spalmato sul futuro ma non potrà essere evitato. Avremo due possibili alternative:
1)     Occorrerà mettere mano al risanamento dei bilanci, con aumenti considerevoli alle tasse e stretta monetaria per drenare tutto quel denaro immesso in questi e nei prossimi mesi. Perciò pagheremo in termini di bassa crescita futura l’aver evitato la depressione.
2)     Se non si drenerà la moneta in circolazione avremo esplosione dell’inflazione, la creazione di nuove bolle speculative e l’alimentazione di nuove illusioni, che ci riporteranno dopo qualche anno a ripetere quel che stiamo vedendo in questi mesi. In questo caso si sarebbe sceltio di rinviare ulteriormente il riaggiustamento, con il risultato di perpetuare e potenziare lo squilibrio.
Non dimentichiamo che oggi stiamo vedendo, ingigantita negli effetti speciali, la replica di quel che è successo nel 2003, quando si uscì dall’ultima recessione inondando il sistema di soldi facili. Si creò il carburante necessario per alimentare la bolla immobiliare che ci ha portato a dove siamo ora.
Questa scena però non si può ripetere all’infinito perché ogni volta gli effetti speciali saranno più terribili della volta precedente.
Il vero problema, a cui ora accenno soltanto, ripromettendomi di tornarci,  è che va messo in discussione il mito della “crescita economica”, che ora è rappresentata esclusivamente dalla crescita del PIL. Ci siamo abituati a considerare il benessere come sinonimo di continuo aumento dei consumi. In tal modo l’economia è diventata come un drogato, che deve continuamente aumentare la dose quotidiana per non cadere in crisi di astinenza.
Quella che stiamo vivendo è una crisi di astinenza a cui si sta rispondendo con un aumento della dose di droga monetaria iniettata dai “medici” delle banche centrali.
Se il paziente si riprenderà dovrà scegliere se disintossicarsi oppure continuare come e peggio di prima.
Per disintossicarsi occorrerà ripensare profondamente il significato stesso del termine “crescita economica” e trovare altre ragioni di benessere che non siano quelle di consumare sempre più, perché in questo modo stiamo anche esaurendo le risorse e creando squilibri irreversibili sul nostro pianeta.
Questa crisi deve diventare una occasione di ripensamento dell’essenza del benessere. Come ora non possiamo più continuare.
Il mio timore è che invece questa crisi si esaurisca nel piangersi un po’ addosso, autoassolversi e rinviare ancora una volta le decisioni coraggiose ed i costi del riaggiustamento al futuro. Con la conseguenza di ritrovarci tra qualche anno a ripetere le stesse cose. E con sempre meno tempo per fermare la macchina della distruzione del genere umano.
Mi rendo conto che non ho fatto un articolo un articolo molto “natalizio”, nel senso tradizionalmente buonistico del termine.
Spero che i lettori mi scusino. Tuttavia a Natale si ricorda una nascita. Ed è proprio una “rinascita” quella che ci serve, perché il cambiamento dipende anche da ciascuno di noi. E magari il Natale ci può fornirci l’occasione per ripensare e coltivare il nostro “benessere” vero, le cose “veramente” importanti per la nostra vita, come si deve fare nei momenti di crisi.
Per questo auguro a tutti di trascorre un sereno e “riflessivo” Natale.
 

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